La politica di miseria e di guerra di un governo da cacciare con la lotta
Il governo Gentiloni - un governo tanto debole quanto totalmente asservito ai padroni, alla UE, agli USA e al Vaticano - ha presentato il Documento di economia e finanza (DEF).
Alcuni commentatori lo hanno definito di “attesa di buone nuove”.
In realtà è un DEF che prosegue le politiche di austerità e liberiste attraverso altri tagli alla sanità e ai servizi sociali, le privatizzazioni, l’aumento delle tasse antipopolari e ulteriori riduzioni dei salari.
Il suo risultato sarà una “decrescita infelice” per gli operai e le masse popolari, viste le condizioni interne (stagnazione prolungata, taglio degli investimenti e produttività ferma da 20 anni, salari di merda, disoccupazione al 12%, precariato al 13%.), e quelle esterne (nuova recessione alle porte). La balla contenuta sulla “disattivazione delle clausole di salvaguardia”, verrà pagata cara dai lavoratori: una cambiale da 20 miliardi di euro.
Dunque povertà e disuguaglianze sociali in aumento, mentre aumentano le spese militari.
Per cercare di sopravvivere, questo governicchio funzionale al disegno neocentrista del PD di Renzi aumenta la repressione.
Nell’ultimo mese si sono succeduti episodi gravi e preoccupanti: campagne terroristiche contro pacifiche manifestazioni di opposizione, blindatura delle città, fermi “ideologici” di centinaia di manifestanti, provocazioni continue delle “forze dell’ordine”, cariche brutali per stroncare le proteste operaie e sociali.
Un altro aspetto della politica securitaria è il decreto legge di Minniti-Orlando, con cui si cerca di sopprimere le libertà democratiche, reprimere le lotte e far avanzare il progetto autoritario ed eversivo della borghesia.
Intanto nei luoghi di produzione s’intensifica lo sfruttamento, si aggrava la fatica e la tensione. Le pause diminuiscono e le multe fioccano. Sopraffazioni, ricatti e lavoro nero sono pane quotidiano. Le minacce di licenziamento e le riduzione di salario in molti casi si traducono in realtà.
I vertici sindacali da parte loro continuano a garantire la pace sociale e a seminare micidiali illusioni fra i lavoratori. I bonzi della Cgil festeggiano la “vittoria” sui voucher, che apre la strada ai mini jobs e al lavoro a chiamata.
Si tratta di un risultato favorevole solo per la burocrazia sindacale che pensa di aver riacquistato un ruolo nella concertazione (in realtà continua a essere presa a schiaffoni da padroni e ministri). L’ennesimo esempio di come questi servitorelli dei capitalisti sacrificano gli interessi generali del movimento operaio ai propri “successi” temporanei e parziali.
In questa situazione spetta alla classe operaia, ai lavoratori sfruttati il compito di riprendere la mobilitazione, lavorando per unificare le tante lotte disperse e isolate che si succedono nel paese, preparando lo sciopero generale contro DEF, Jobs Act e Buona Scuola, contro le politiche di miseria e di guerra del governo oligarchico di Gentiloni, per cacciarlo con la lotta e respingere la brutale offensiva capitalista, per risalire la china e riprendere la strada della rivoluzione e del socialismo.
Il proletariato – con il suo fronte unico di lotta, che è il mezzo per riprendere fiducia nella propria forza – deve abbattere gli argini che la borghesia e i riformisti hanno eretto per impedire la ripresa della lotta di classe.
Ampi settori di operai delle grandi e medie fabbriche hanno la comune consapevolezza della drammatica condizione in cui si trovano e del fatto che i capi sindacali hanno abbandonato la difesa dei loro interessi fondamentali. In diverse fabbriche, specie quelle dove sono attivi delegati combattivi, gli operai hanno dimostrato di saper rialzare la testa e sostenere lo scontro con i padroni e con le burocrazie sindacali. Questa tendenze sono da sostenere e sviluppare.
In una società divisi in classi antagoniste, solo la lotta di classe indipendente degli operai, solo la difesa intransigente dei propri interessi, solo l’azione decisa come classe separata, con i propri obiettivi e la propria organizzazione, può assicurare alla classe operaia le condizioni per l’esercizio della sua missione storica di avanguardia, in quanto classe dirigente di tutti gli oppressi, per l’edificazione di una società senza sfruttati e sfruttatori.
Per seguire questo cammino di lotta e di vittoria il proletariato ha la necessità storica di formare lo strumento fondamentale della sua indipendenza su tutti i fronti della lotta di classe: il Partito comunista, guidato dalla bussola del marxismo-leninismo, teoria d’avanguardia della classe operaia.
A tutti gli elementi proletari che sono sul terreno della lotta attiva contro il capitalismo diciamo: rompete con l’opportunismo e con gli indugi, colleghiamoci, organizziamoci. Noi non guardiamo alle “vecchie bandiere” che di comunista hanno solo il nome e non fanno più nulla, se non attendere e predicare la rinuncia; guardiamo ai giovani combattivi della nostra classe, ai rivoluzionari proletari che si conquistano con la prova dei fatti, con l’esempio e con l’azione, con la devozione alla causa comune l’onore di essere comunisti. Compagne e compagni, entrate nella nostra organizzazione per avanzare verso il Partito!
Da Scintilla n. 80, maggio 2017
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